Nel mercato delle aste c’è una convinzione dura a morire: più basso è il prezzo rispetto alla perizia, migliore è l’affare. Ma confondere il risparmio d’acquisto con la reale redditività è uno degli errori più pericolosi (e comuni) per un investitore.
L’articolo di Maurizio Cinà (architetto ed esperto del settore) smonta questo falso mito, offrendo una prospettiva cruciale per chi investe nel mattone.
🔍 I 3 punti chiave da ricordare
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Il prezzo di perizia non è il valore di mercato attuale: Spesso non tiene conto delle reali condizioni dell’immobile, dei tempi di vendita o dei costi occulti da affrontare dopo l’aggiudicazione.
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Il tempo è denaro: Acquistare a 100.000 euro un immobile che richiede ristrutturazioni pesanti, sanatorie e lunghe procedure di liberazione (portando l’investimento totale a 150.000 euro) può rivelarsi molto meno redditizio di un acquisto a prezzo pieno ma subito pronto e commerciabile.
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Il vero indicatore è la formula dell’investimento: Un buon affare non si misura con la percentuale di sconto iniziale, ma soppesando capitale investito, rischio assunto, tempi necessari e risultato finale. Un margine minore ottenuto in pochi mesi batte spesso un margine teoricamente più alto bloccato per anni.
💡 La lezione per gli investitori
Le aste non sono una “vendita promozionale” a saldo, ma un mercato complesso dove un prezzo particolarmente basso deve sempre far scattare un campanello d’allarme.
“Comprare bene non significa comprare al prezzo più basso. Significa acquistare conoscendo il valore reale, i costi, i rischi e le concrete possibilità di valorizzazione. Il vero affare non si misura il giorno dell’aggiudicazione, ma quando l’investimento si conclude.”




